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Google al I/O: Gemini 3.5 Flash in AI Mode, nuova barra e ricerca agentica

Google annuncia un nuovo modello Gemini di default in AI Mode e cambia volto alla barra di ricerca. Debuttano i 'Search Agents' e Personal Intelligence amplia la platea.

Autore: Gian Luca Demarchi

Descrizione dell'immagine

Immagine generata con Gemini tramite Nano Banana // prompt - Un giovane è in bilico sul bordo di un abisso tecnologico che ha la forma e i colori iconici di un gigantesco box di ricerca Google. Si sporge pericolosamente in avanti, cercando di penetrare l'oscurità all'interno del box, da cui emergono flussi di dati che simboleggiano l'IA avanzata in evoluzione

Google ha presentato al Google I/O una nuova generazione di funzioni AI per Search. Gemini 3.5 Flash diventa il modello di default in AI Mode a livello globale e la casella di ricerca cambia volto per la prima volta dopo oltre 25 anni.

L’aggiornamento porta i risultati del motore di ricerca tradizionale e quelli dell’AI generativa dentro la stessa esperienza. Debuttano i “Search agents“, strumenti che eseguono compiti per conto dell’utente partendo da una semplice domanda, mentre l’integrazione con Antigravity (la piattaforma di sviluppo agentico di Google) permette al motore di costruire al volo risposte visuali e interattive su misura.

Il rollout combina funzioni disponibili da subito a livello mondiale e altre con calendario differenziato per Paese e per piano di abbonamento.

Da AI Mode alle ricerche raddoppiate ogni trimestre: il percorso che ha portato Google al nuovo annuncio

Per inquadrare la portata delle novità presentate al Google I/O è opportuno ricostruire il percorso che le ha rese possibili. AI Mode è cresciuto rapidamente e Google ha continuato a costruire nuove capacità basate sull’intelligenza artificiale.

Un miliardo di utenti mensili in AI Mode e query trimestrali in continuo raddoppio

I numeri presentati al Google I/O evidenziano la velocità con cui AI Mode si è radicato nelle abitudini di chi usa il motore di ricerca. A dodici mesi dal debutto, il prodotto ha superato il miliardo di utenti attivi al mese. Le ricerche effettuate al suo interno ogni trimestre dal lancio sono più che raddoppiate, fino a portare nell’ultimo trimestre il volume complessivo di query a un massimo storico.

Questi numeri vengono interpretati da Google in modo chiaro: l’AI invoglia gli utenti a fare più domande grazie al follow-up e a usare il motore di ricerca con maggiore intensità.

Chiedere qualsiasi cosa: la visione di Search che porta a I/O 2026

L’obiettivo dichiarato da Google rimane semplice quanto ambizioso: permettere alle persone di chiedere qualsiasi cosa, dal fatto singolo più generale fino alla domanda complessa e articolata, iperspecifica o difficile da restituire con il testo.

In questa cornice si collocano i due prodotti AI già attivi nella ricerca: AI Mode, pensato come spazio conversazionale per esplorare richieste articolate, e AI Overviews, le risposte sintetiche generate dall’AI che compaiono in cima alle pagine di ricerca tradizionali. Sono questi due strumenti, già nelle mani degli utenti, a costituire la base su cui poggiano le novità annunciate oggi.

Dalla nuova casella di ricerca agli agenti che lavorano in background: cosa cambia nella Ricerca Google

L’aggiornamento annunciato da Google al I/O tocca quattro fronti: due sul piano dell’interfaccia e due sul piano operativo.

A livello di interfaccia l’azienda rinnova sia il modo in cui l’utente avvia una ricerca sia quello in cui può proseguirla dopo la prima risposta. Sul piano operativo debuttano agenti dedicati al monitoraggio continuo di informazioni e altri capaci di gestire prenotazioni e telefonate per conto dell’utente.

A questi si aggiungono un nuovo modo di costruire le risposte basato su Antigravity e un’estensione di Personal Intelligence che collega la ricerca alle app personali.

Una casella di ricerca che si espande e accetta testo, immagini, file, video e schede di Chrome

La nuova barra di ricerca che ha presentato Google è pensata per ospitare richieste lunghe e dettagliate: il riquadro si espande dinamicamente man mano che l’utente descrive ciò di cui ha bisogno. Accanto al testo classico, accetta come input immagini, file, video e schede di Chrome aperte, consentendo di formulare una stessa domanda con materiali di natura diversa.

I suggerimenti vanno oltre il classico autocomplete: l’IA anticipa l’intento dell’utente e indica come formulare meglio la domanda. I risultati della ricerca tradizionale continuano a essere mostrati come avviene oggi.

Il rollout, stando a quanto comunicato da Google, parte da subito in tutti i Paesi e le lingue in cui AI Mode è già disponibile.

Uno screenshot della nuova barra di ricerca presentata da Google al I/O 2026
Uno screenshot della nuova barra di ricerca presentata da Google al I/O 2026 (Immagine: Google Blog)

Domande di follow-up: la conversazione passa senza interruzioni da AI Overview ad AI Mode

Dalla risposta sintetica fornita da una AI Overview l’utente può ora porre una domanda di follow-up e aprire un dialogo dentro AI Mode, conservando intatto il contesto della richiesta iniziale. Il passaggio fra i due prodotti avviene senza obbligare l’utente a ricominciare da zero.

Man mano che l’esplorazione si approfondisce, secondo Google i link e gli articoli di supporto suggeriti diventano sempre più pertinenti rispetto alla traiettoria della conversazione. La funzione è già attiva su desktop e mobile in tutto il mondo.

Information agents: il monitoraggio 24/7 su topic e prodotti

Gli information agents inaugurano una nuova categoria di agenti dentro Search. Lavorano in background 24/7, leggendo blog, siti di news, post sui social e dati in tempo reale relativi a finanza, shopping e sport, e inviano all’utente aggiornamenti sintetici con la possibilità di passare immediatamente all’azione. In pratica dei Google Alerts con gli steroidi.

Gli esempi pubblicati da Google sul suo blog descrivono un paio di scenari concreti: per chi cerca casa è possibile elencare in linguaggio naturale tutti i requisiti e lasciare che l’agente scansioni il web alla ricerca di annunci coerenti, segnalandoli appena compaiono. Per gli appassionati di scarpe sportive, l’agente può avvisare nel momento esatto in cui un atleta professionista annuncia una nuova collaborazione, evitando di perdere la finestra di lancio.

Il debutto è previsto nell’estate per gli abbonati Google AI Pro e Ultra.

Prenotazioni e telefonate per conto dell’utente: agentic booking esteso ai servizi locali

Una seconda famiglia di agenti riguarda invece le prenotazioni. Google estende le capacità di booking agentico a esperienze locali e servizi, permettendo all’utente di esprimere richieste molto specifiche e di lasciare a Search la ricerca delle opzioni e il loro confronto, fino alla prenotazione finale.

L’esempio scelto dall’azienda è quello della ricerca di una sala karaoke privata per sei persone il venerdì sera con cucina aperta fino a tardi: il motore restituisce prezzi e disponibilità correnti, oltre a un link diretto al provider scelto dall’utente per chiudere la prenotazione.

In alcune categorie selezionate – come riparazioni domestiche, beauty e cura degli animali – l’utente può chiedere a Google di telefonare direttamente alle attività per ottenere informazioni o appuntamenti. Per tutti gli utenti statunitensi le funzioni arriveranno nello stesso periodo, senza vincoli di abbonamento.

Lo screenshot di una prenotazione effettuata tramite la funzionalità di egentic Booking di Google Search
Lo screenshot di una prenotazione effettuata tramite la funzionalità di agentic Booking di Google Search (Immagine: Google Blog)

Risposte costruite al volo con Google Antigravity: UI personalizzata per ogni domanda

Sul fronte delle risposte, Google porta dentro Search le capacità di coding agentico del proprio modello AI e la piattaforma Antigravity. Il motore di ricerca può così assemblare in tempo reale, per ogni singola domanda, l’interfaccia più adatta a contenere la risposta: dai grafici interattivi alle tabelle, fino a vere e proprie simulazioni.

Google spiega come per comprendere fenomeni scientifici l’utente possa ricevere strumenti visivi dedicati, mentre per visualizzare il funzionamento di meccanismi l’IA possa costruire direttamente una simulazione su misura.

La funzione sarà disponibile gratuitamente per tutti gli utenti del motore di ricerca, sempre nei mesi estivi.

Cruscotti e mini app per pianificare eventi e routine quotidiane

Non sempre la ricerca riguarda una domanda chiusa: a volte si tratta di un compito che torna nel tempo, come l’organizzazione di un matrinonio o la gestione di un trasloco. Per questi scenari il motore introduce cruscotti personalizzati e tracker che Google descrive come piccole applicazioni dedicate al singolo obiettivo.

Chiedendo per esempio al motore di costruire un fitness tracker, l’algoritmo di ricerca scrive direttamente il codice dello strumento, collegandolo a fonti fresche come le recensioni online, le mappe in tempo reale e i dati locali del meteo. L’utente ritrova il tracker nelle ricerche successive, aggiornando settimana dopo settimana i propri progressi.

Lo strumento arriverà nei prossimi mesi, in prima battuta per gli abbonati Google AI Pro e Ultra negli Stati Uniti.

Personal Intelligence in AI Mode: Gmail, Google Photos e in arrivo Calendar in quasi 200 Paesi

L’ultimo tassello dell’aggiornamento riguarda la conoscenza che l’AI ha del contesto personale dell’utente. Google amplia l’attuale platea di Personal Intelligence in AI Mode a quasi 200 Paesi e territori, in 98 lingue, e questa volta senza alcun obbligo di abbonamento.

L’utente può collegare in modo selettivo app come Gmail e Google Photos, mentre l’integrazione con Google Calendar è già annunciata e in arrivo. Google sottolinea che il design del prodotto è impostato su trasparenza, scelta e controllo: ogni collegamento è opt-in, attivabile solo quando l’utente decide di farlo.

Cosa cambia per chi cerca su Google: rollout segmentato e nuovo equilibrio con i contenuti del web

Le novità annunciate al Google I/O arrivano sul mercato secondo un calendario tutt’altro che uniforme. Alcune funzioni partono subito a livello globale, altre restano per ora limitate agli Stati Uniti o agli abbonati ai piani Google AI a pagamento.

A questa segmentazione si affianca un secondo piano di lettura, di natura strategica. Il passaggio verso una ricerca che agisce, e non solo mostra, cambia anche il modo in cui il motore si relaziona con i contenuti pubblicati sul web.

Stati Uniti, abbonati AI Pro e Ultra, rollout globali: la mappa di chi ottiene cosa

Il calendario di lancio delle funzioni rivela tre fasce ben distinte di accesso. La prima riunisce le novità messe a disposizione di tutti gli utenti senza vincoli di abbonamento né geografici: la nuova barra di ricerca, il dialogo continuo fra AI Overview e AI Mode e l’estensione di Personal Intelligence. A queste si aggiungerà presto, sempre in modalità gratuita e universale, anche la nuova generazione di risposte costruite su misura per ogni domanda.

La seconda fascia è limitata al territorio statunitense, ma senza obbligo di abbonamento. Vi rientrano le prenotazioni gestite dal motore di ricerca, comprese le telefonate effettuate da Google nelle categorie di servizio individuate dall’azienda.

La terza fascia è invece riservata agli abbonati ai piani Google AI Pro e Ultra: comprende sia gli agenti dedicati al monitoraggio continuo sia le mini app personalizzate, queste ultime in prima istanza solo negli Stati Uniti.

La logica con cui Google distribuisce le novità segue uno schema in due tempi: le funzioni a maggiore accessibilità arrivano da subito a livello globale, mentre quelle più articolate o legate ad azioni concrete restano per ora limitate per geografia o per piano di abbonamento.

Da motore di ricerca a “motore d’azione”: la chiusura strategica del messaggio di Google

Google definisce l’evoluzione del motore come un’IA intelligente che mette le informazioni del mondo al servizio dell’utente. È una formulazione che sposta il baricentro del prodotto: il motore di ricerca non è più solo il luogo in cui si trovano contenuti, ma quello in cui si avviano e si concludono attività concrete.

Da questo passaggio derivano per gli utenti due implicazioni pratiche. Le richieste che fino a ieri comportavano la consultazione di differenti fonti, app e chiamate possono ora essere gestite interamente dentro Google, dalla prenotazione di un servizio alla creazione di uno strumento personalizzato per un progetto ricorrente.

Cambia anche il rapporto fra la modalità di ricerca e i contenuti pubblicati sul web. Il punto, già ricordato, in cui i collegamenti suggeriti diventano più pertinenti man mano che l’esplorazione si approfondisce può essere letto come un segnale di scenario: il ruolo dei contenuti esterni rimane centrale, ma si lega sempre più strettamente al dialogo tra utente e motore di ricerca.

Gli editori web convitati di pietra al I/O 2026

Google ha recentemente pubblicato una guida che spiega quali sono le pratiche che gli editori devono adottare per poter essere citati nelle risposte di IA generativa, in cui sottolinea come i fondamentali dell’Ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) rimangano validi e indica quali siano le pratiche da evitare per non essere penalizzati dagli algoritmi.

La guida non risponde però al principale interrogativo che si pongono gli editori che fino a oggi hanno basato i loro modelli di business, in tutto o in parte, sul traffico portato da Google verso i loro siti e cioè se i cambiamenti che sta mettendo in atto Mountain View – sia a livello di piattaforma che di interfaccia – causeranno un ulteriore calo di clic verso gli URL indicizzati.

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